Avrei potuto continuare e ammazzare tutti gli abitanti della Russia, per quel cappello, e al diavolo la realtà storica.La realtà storica era il punto. La gente oggi sa dello zar, quando e dove fu ammazzato, e tutto quanto il resto. Ecco, quindi, il motivo per cui ho sottolineato le date nella prima parte del racconto. Quando ciò che il lettore sa personalmente gli dice che avete ragione, questo fatto lo aiuta a credervi. E se non siete capaci di mentire in modo convincente, non scrivete mai opere di narrativa.
A questo punto leroe ha, per la prima volta (ho messo laccento sulla sua ansietà allinizio del racconto), la possibilità di esaminare senza fretta questo cappello. Alla fine decide di disfarlo, ma quando comincia a strappare il filo, nota che è stato cucito male.
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Ecco il messaggio contenuto nel cappello, scritto in codice Morse lungo il nastro:
Zar trattenuto a Ekaterinburg, casa Ipatiev. Morirà 18 luglio. Affrettatevi.
Molto semplice, direte. Codice Morse, roba vecchia. Ma vecchia o non vecchia, il clou del racconto non è un colpo di scena meccanico.
Il 18 luglio è passato da un pezzo, ma leroe aveva trovato il cappello il 17. Fosse stato capace di farlo arrivare a Gajda, lo staff del generale avrebbe dato fondo a ogni possibilità e avrebbe scoperto quel messaggio. Avrebbero potuto minacciare Ekaterinburg o avrebbero addirittura potuto conquistare la città in tempo. Non seppero, ritardarono e causarono la rovina dello zar e forse della nazione.
Dodici uomini, lo zar e la sua famiglia, e unintera nazione muoiono a causa di un cappello.
Naturalmente cè bisogno di un secondo clou nella storia, e così leroe trova i gioielli dello zar in un bosco, tra indumenti bruciati, e viene a sapere per certo che lo zar è morto e che per la Russia la causa degli alleati è persa.
Al doppio clou saggiunge la ripresa del gioco di tirare le carte in questo cappello.
Dopo un po riprendemmo a tirare le carte. Stuart ne lanciò una, facendola volare attraverso la stanza. Toccò il cappello e barcollò. Poi, con un baluginìo bianco, scivolò allontanandosi di lato e si fermò un po più in là, a faccia in su.
Ci muovevamo con disagio. Misi via le mie carte.
Quella che aveva lanciato Stuart, quella che aveva mancato il bersaglio per così poco, era il re di picche.
Bene, questo era Il prezzo di un cappello. È stato venduto alla rivista Thrilling Adventures di Leo Margulies, della Standard Magazines Inc. Quella rivista, tra laltro, fu quella che acquistò il mio primo racconto pulp. Uscirà sul numero di marzo che sarà in vendita, immagino, in febbraio. Leo è egli stesso in buona misura un uomo davventura e, non lo dico per vantarmi, sa riconoscere un buon racconto quando lo vede. In una lettera scritta al mio agente quando ha accettato il mio racconto, Leo Margulies ha scritto: Siamo lieti di acquistare lo splendido racconto di Ron Hubbard Il prezzo di un cappello. Ho letto larticolo nel Digest e sono lieto che siate andati fino in fondo.
Art Burks è così stramaledettamente occupato in questi giorni con lAmerican Fiction Guild e tutto il resto, che lo si vede a malapena. Ma un giorno mi intrufolerò comunque nel suo hotel, agguanterò il granello di polvere più piccolo possibile e farò sì che lui mi faccia scrivere un racconto su quello. Non sarò io a scriverlo, ma lui. Scommetto che, quando lo vedrà, dirà:
Perbacco, è un bel racconto dellorrore. E si metterà subito a scrivere un romanzo completo partendo da un granello di polvere.
Ad ogni modo, grazie per lassegno, Art. La prossima volta a pranzo ti offrirò da bere. Come? Diamine, non ho fatto io tutto il lavoro!
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