[Anticipare una qualsiasi cosa è fiacco. E come un pugile che la tira per le lunghe in attesa del gong.]

     Anticipare una qualsiasi cosa è fiacco. È come un pugile che la tira per le lunghe in attesa del gong. Dovete essere arcisicuri di avere qualcosa di veramente eccezionale da anticipare, o il lettore vi staccherà la testa.

     È bello esordire in modo sinistro, così:

     Quella notte, mentre sguazzavo sotto la pioggia battente, sapevo che non tutto andava bene. Un brutto presentimento mi fece rabbrividire, come se un mostro seguisse i miei passi.

     Se solo avessi saputo, allora, che cosa mi avrebbe aspettato quando dalle grosse campane della torre fosse rintoccata la mezzanotte, sarei crollato dal terrore.

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     Esordi molto buoni. Molto, molto buoni. Merce di comprovato valore, anche se il tessuto è un po’ liso. Ma quanti volte uno scrittore è stato all’altezza di esordi del genere? Non moltissimi.

     Si parte di gran carriera, ma una volta che si finisce è probabile che si straccino via questi paragrafi di esordio, anche se Poe era capace di farla franca quando usava questo espediente letterario. Ricordate come esordisce “La rovina della casa degli Usher”? Sapete, quella che fa più o meno così: “Per tutto un pomeriggio fosco e oscuro...”

     Questa è l’anticipazione. Pochi, però, oltre a Poe, sono stati capaci di farla franca con la suspense creata unicamente dall’atmosfera.

     C’è una rivista che ha l’abitudine di introdurre un’anticipazione come primo paragrafo di ogni racconto. Sono giunto a sospettare che questo venga fatto a livello redazionale perché l’anticipazione è sempre peggio di quello che la storia racconta.

     Ci corre tra le giungle della Malesia e New York, e c’è una bella differenza tra il bramito della tigre e lo sferragliare della sopreaelevata, ma quella notte in città si aggiravano furtivi la brama degli assassini della giungla e un uomo con un occhio solo.

     Ho commesso il peccato di usare questo meccanismo per partire di gran carriera, ma non permetto che il paragrafo resti, finché non sono stramaledettamente sicuro di avere tutto quello che occorre a sostenerlo, in fatto di trama e circostanze minacciose.

     Se eliminaste tutta la suspense da un racconto, poco importa quanti avvenimenti e quanti personaggi insoliti v’inseriate, non penso che sarebbe letto per molto.

     Se eliminaste tutti i colpi d’azione da un racconto e ancora manteneste la suspense (si può fare, perché io l’ho fatto), può ancora darsi che abbiate un bel racconto, probabilmente un racconto migliore di prima.

     Purtroppo non esiste un’agenzia cui richiedere una polizza d’assicurazione sulla suspense. L’unico modo in cui potete farlo è di assicurarvi che il lettore sieda sulle spine, chiedendosi quale di due o tre fatti salienti succederà per primo. Se siete in grado di farlo, e farlo con destrezza con alcuni di quei manoscritti che vi ritornano velocemente indietro, può darsi che li facciate invece restare dove sono.



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