Permettete al lettore di chiedersi per un momento quale sará il risultato finale.

     Questo, naturalmente, per Jim rappresenta lo spunto per far sputare le budella a Black Bart, ma non è un granché come lettura e non contiene molte parole, dal momento che una trentina sono sufficienti a raccontare qualsiasi battaglia in quanto tale, fino a includere le guerre.

     Quindi aggiungiamo la suspense. Per qualche oscuro motivo Jim non può lanciarsi nella zuffa in quel preciso istante. Supponiamo di aggiungere che le perle siano là dove si trova lui e supponiamo che abbia paura che Ringo, lo scagnozzo di Black Bart, salti fuori e le spazzi via, se lui volta le spalle. Quindi Jim, per prima cosa, deve mettere le perle al sicuro.

     Questo porta Bart fino alla metà del ponte, in direzione della gomena tesa dallo sforzo, che lui deve tagliare per distruggere la goletta e rovinare l’eroe.

[immagine]

     Adesso, direte, entriamo nel vivo della cosa. Ebbene no. Abbiamo uno spunto per fare della suspense coi fiocchi. Black Bart taglierà la gomena? O ci arriverà Jim?

     Jim passa all’azione. Ringo non si è mosso per rubare le perle, ma per accoltellare Jim, perciò Jim s’azzuffa con Ringo, mentre Black Bart velocemente s’avvicina ancora un po’ alla gomena.

     Il combattimento di Jim con Ringo è breve. Si svolge più o meno così.

     Ringo partì alla carica, con gli occhi roteanti, nero e risoluto in volto. Jim diede un’occhiata in direzione di Bart. Non poteva voltare le spalle a questo demonio lanciato alla carica. E tuttavia doveva impossessarsi di quell’ascia.

     Jim si girò con una piroetta per affrontare Ringo. Il suo stivale si levò in aria e il coltello volò in mare oltre il listone. Ringo si protese in avanti con le mani possenti. Jim avanzò evitandole e gli sferrò un destro sul mento. Scivolando, Ringo stramazzò.

     Jim scattò di corsa in direzione di Bart. Il colosso dalla barba nera ruotò su se stesso per fronteggiare l’assalto, l’ascia levata in aria.

     Adesso potete – se volete – terminare questa zuffa. Non riportatela, però, descrivendo ogni colpo. Presentatela così.

          L’ascia si conficcò nel tavolato del ponte. Jim cercò di riprendersi dopo la schivata. Bart gli fu addosso, la presa di Jim scivolava su di lui. Invano Jim cercò di assestargli un colpo vigoroso: Bart lo teneva saldamente.

     “Ringo!”, ruggì Bart. “Taglia la gomena!”

     Ringo, stordito dal colpo di Jim, si levò a fatica. Stretto nella presa di Bart, Jim vide Ringo avvicinarsi barcollando e staccare con uno strattone l’ascia dal tavolato.

     “La gomena!”, tuonò Bart. “Non posso tener fermo questo idiota per sempre!”

     Ora, se volevate che la gomena venisse tagliata in primo luogo (il che è il caso, perché questo vuol dire che ci saranno più guai e che ci sarà la suspense di chiedersi in che modo la goletta se ne tirerà fuori), tagliate la gomena adesso, prima che il lettore sospetti che questa attività dello scrivere sia meccanica più o meno quanto riparare una Ford.

     È facile occuparsi della suspense sull’azione, ma dovete sapere a che punto smettere e dovete valutare l’azione drammatica, dispensando la suspense in conformità a essa.

     Persino in quelli che gli scrittori chiamano “racconti a sfondo psicologico” dovete fare affidamento sulla suspense, in un modo che è meccanico precisamente in questa maniera.

     Permettete al lettore di chiedersi per un momento quale sarà il risultato finale. C’è tuttavia un tipo di suspense così meccanico che sferraglia, vale a dire l’anticipazione.

Suspense continua...


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