[immagine]      A quel punto mi venne di pensare che un tempo scrivevo molto per lo Sportsman Pilot e, visto che disponevo di informazioni e dati, tanto valeva che mi sistemassi in testa i dettagli, scrivendo un articolo per loro.

     Fatto ciò, all’improvviso mi venne in mente una bella trama per il racconto di Argosy, e lo scrissi nel giro di un giorno e mezzo.

     Passarono due mesi. Arthur Lawson subentrò alla Dell come redattore e subito si ricordò del “Collaudatore di aerei” uscito su Argosy, e mi chiese un racconto dello stesso genere.

     Lo scrissi in due giorni.

     Un mese dopo, Florence McChesney decise che aveva bisogno di un racconto d’aviazione di ventimila parole.

     “’Collaudatore di aerei’, fa’ vedere cosa sai fare” dissi.

     Ognuno di questi racconti, indistintamente, furono venduti al primo colpo: l’articolo per Sportsman Pilot, il racconto breve per Argosy, il racconto breve per War Birds, e quello di ventimila parole per FiveNovels.

     Un giorno di ricerca = racconti per parecchie centinaia di verdoni.

     Questo naturalmente mi fece riflettere, e poiché non sono così insensato come i redattori credono di noi scrittori, tirai le somme e mi misi subito al lavoro. Ma la morale della favola deve ancora venire.

     Per quanto riguarda i successivi racconti sulle professioni pericolose, per poco non ci ho lasciato la pelle e sudato sangue nel tentativo di renderli autentici. Per ognuna di esse tenni un elenco completo delle annotazioni e una lista di trame che mi venivano in mente al momento. In quell’archivio c’è materiale su cui scrivere, da bastarmi per almeno un anno, ed è materiale di prima qualità perché è colmo di rischi fino all’inverosimile, ricco di drammaticità e di tensione estrema. Non ho timore di menzionare ciò, dal momento che uno scrittore che è abbastanza pazzo da immergersi con uno scafandro da palombaro, o arrampicarsi sui pennoni delle navi, merita tutto l’aiuto possibile.

     Ma la ricerca non finisce qui, e questo non è ciò che voglio puntualizzare in quest’articolo.

     Poco tempo fa ho iniziato ad andare in cerca della ricerca, basandomi sul principio che se avessi potuto intravedere un barlume di una qualsiasi cosa che si trovasse oltre un certo orizzonte, sarei stato in grado di andare abbastanza a fondo da trovare una storia eccellente.

     Perciò ho smesso di agire come ero solito fare. C’è stato un tempo in cui mi aspettavo che la storia, da sé, divampasse e m’infiammasse. Ho scoperto però che c’è un prezzo da pagare per il fuoco divino e che quest’ultimo non è molto luminoso per un autore di pulp: se questo signore vuol continuare a sfamarsi, deve scrivere un racconto immortale più o meno ogni tre giorni.

     È stato con quest’intento che ho iniziato a leggere in modo esauriente vecchi libri tecnici, antichi libri di viaggi, letteratura dimenticata. Ma non con l’idea di copiare: volevo informazioni e nient’altro. Volevo sapere come pensava la gente di quei posti, tastare il terreno in quegli altri. Partendo da un esile dato che facesse da sfondo, mi era facile imboccare il canale della ricerca e uscirne con una chiatta colma di racconti.

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