La fabbrica dei manoscritti

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MIGLIORARE IL PRODOTTO

     Con l’esperienza, i vostri racconti dovrebbero migliorare. Se ciò non avviene, significa che voi stessi non state facendo progressi. È impossibile non fare progressi, è impossibile restare immobili. Bisogna muoversi e bisogna scivolare indietro.

     Prendete un racconto pubblicato un mese fa e scritto sei mesi fa. Rileggetelo. Se vi sembra che avreste potuto far di meglio, che state facendo di meglio, potete appoggiare la schiena alla sedia e rilassarvi con un sorriso felino ed aver la sicurezza che state facendo progressi. Quindi, rialzate la schiena e assicuratevi che le cose stiano così.

     Se scrivete in modo insincero, se pensate che l’ultimo dei pulp possa essere scritto in modo insincero e vendere comunque, passerete dei guai, a meno che non siate terribilmente fortunati. E raramente la fortuna arriva due volte. Scrivete con sincerità e avrete la certezza che scriverete sempre meglio.

     Questo è tutto per quanto riguarda la fabbricazione di sapone e la professione dello scrittore. Tutto questo fa solamente parte delle conclusioni che ho tratto nel corso della mia ascesa attraverso le riviste di carta ruvida. Ho messo alla prova queste cose e ho constatato che sono vere, e se qualcuno me le avesse passate alcuni anni fa mi sarei risparmiato moltissime preoccupazioni e avrei pagato più conti.

     Una volta, un professore universitario di novellistica breve mi diede delle lezioni visto che a fare l’ingegnere mi stavo annoiando. Il corso non fu di grande aiuto, oltre a farmi esercitare a scrivere. Recentemente ho sentito quel professore rivolgersi ai radioascoltatori sul tema “Questa attività dello scrivere”. Solo allora mi sono reso conto di quanto uno scrittore debba imparare. Quel professore non sapeva niente dell’aspetto pratico delle cose e gliel’ho detto. Mi ha fatto tenere una conferenza alla sua classe e gli studenti non mi hanno creduto.

     Ma al contrario di me e di voi, nessuno di loro deve guadagnarsi in qualche modo da vivere, a questo mondo. Non si erano mai resi conto che la concorrenza e l’economia degli affari avessero un qualche ruolo nel mondo dello scrivere. Si compiacevano di qualche intangibile, ignorante qualità a cui applicavano il marchio di “ARTE”. Non sapevano, ma forse un giorno scopriranno, che arte significa semplicemente:

      “L’impiego di mezzi per il conseguimento di un certo fine; l’abile applicazione e adattamento della conoscenza o del potere acquisito dalla Natura, a qualche scopo o impiego, in particolare per la produzione della bellezza, come ad esempio nella scultura, eccetera; un sistema di regole e di metodi stabiliti, volti a facilitare l’esecuzione di determinate azioni.”

     Non vedevano nulla di encomiabile in un lavoro ben fatto. Nei loro cuori, loro erano fissati su qualche scopo che nemmeno capivano. Per loro, scrivere non era una fonte suprema di espressione, né un mezzo d’intrattenimento, né un mezzo per guadagnarsi da vivere e per godersi il lavoro mentre si vive. Se scrivevi per mantenerti, ti etichettavano come pennivendolo. Loro, però, non scriveranno mai.

     Poveri stolti; non hanno la resistenza, né il coraggio, né l’intelligenza, né la conoscenza di ciò che è necessario nella vita, né la capacità mentale di rendersi conto che, qualunque cosa si faccia in questa vita, bisogna farla bene, e che qualunque talento si possegga, ci è stato dato espressamente per procurarci cibo e benessere.



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