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L. Ron Hubbard, in seconda fila al centro, con membri della sezione di New York dell’American Fiction Guild, di cui fu presidente nel 1936.

     Qui il punto è, come L. Ron Hubbard ha adeguatamente espresso e come tanto Chandler quanto Hammett hanno più volte ripetuto chi in un modo e chi nell’altro: “Se scrivete in modo insincero, se pensate che l’ultimo dei pulp possa essere scritto in modo insincero e vendere comunque, passerete dei guai, a meno che non siate terribilmente fortunati. E raramente la fortuna arriva due volte”.

     Tutto questo, e altro ancora, costituisce il materiale del primo saggio di Ron su come si procede nell’attività dello scrivere per i pulp. Giustamente intitolato “La fabbrica dei manoscritti”, esso risale al tardo 1935, ovvero a quando L. Ron Hubbard venne formalmente ammesso nella cerchia dei professionisti in qualità di presidente della sezione di New York dell’American Fiction Guild. La sua residenza era presso un hotel della 44a Strada a Manhattan, e vi fu aggiunta una scrivania affittata dalla Wholey Office Equipment Company in Madison Avenue. Malgrado il continuo baccano fatto da “diecimila tassisti”, egli continuò a lavorare quasi allo stesso modo di prima: “Elaboravo la trama della storia durante il sonno, mi alzavo e la scrivevo”. Generalmente i pasti venivano consumati da Rossoff’s, quartier generale ufficioso del Guild e bar suggestivo dove persone tipo Lester Dent detto “Doc Savage” e Walter Gibson detto “Shadow” si ritrovavano. In aggiunta allo svolgimento dei suoi normali doveri – quali ad esempio l’impiego del coroner della città di New York per illuminare i membri su strane forme di omicidio – Ron dedicò agli autori esordienti gran parte del periodo durante il quale rimase in carica come presidente del Guild. In particolare, egli cercò di farli ammettere al Guild con lo status di “novizi” e, a parte questo, lavorò per facilitare la loro entrata nelle scuderie di riviste tipo Five Novels Monthly o Thrilling Adventures. Egli trasmise anche diversi nomi degni di nota al proprio agente straordinario, l’eccentrico Ed Bodin, che vantava vendite annuali per un totale di 20.000 dollari e che, tuttavia, condivideva un ufficio con un mediatore di bottoni e con un esattore. Ed è qui che si colloca questo articolo, ristampato in queste pagine affinché tutti possano imparare da esso.

     Considerando il tipo di consigli che quei “signori del mestiere” normalmente davano, “La fabbrica dei manoscritti” di Ron è sorprendentemente schietta e illuminante, perché il fatto è che quei due o trecento agguerriti autori di pulp erano generalmente un gruppo guardingo e particolarmente sospettoso di chi potesse invadere le loro aree di mercato. Ci sono dei resoconti – forse dubbi, forse no – di autori che vennero veramente alle mani per il furto di colpi di scena. E ancora, si sente parlare di furiose gelosie per aumenti di mezzo penny nei compensi. In ogni caso, ecco che cosa, all’inizio, L.Ron Hubbard “imparò riguardo a questa attività dello scrivere”.

Tessere dei presidenti dell'American Fiction Guild



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